Ciclo di Kolb: le 4 fasi dell'apprendimento esperienziale e gli stili di apprendimento
Scopri il ciclo di Kolb: le 4 fasi dell'apprendimento esperienziale, i 4 stili individuati da David A. Kolb e come applicare il modello in azienda e...
Scopri le 5 fasi del modello di Tuckman (forming, storming, norming, performing, adjourning), la sequenza corretta e il ruolo del leader in ogni stadio.
Il modello di Tuckman descrive le cinque fasi che ogni team di lavoro attraversa dalla sua formazione allo scioglimento: forming, storming, norming, performing e adjourning. Sviluppato dallo psicologo statunitense Bruce Wayne Tuckman nel 1965, questo framework rimane oggi uno degli strumenti più utilizzati da manager, responsabili delle risorse umane e project manager per comprendere la dinamica di gruppo e migliorare le prestazioni del team. Lemon Learning ne analizza qui tutte le fasi con indicazioni pratiche per ciascuna, incluso il ruolo specifico del leader e la sequenza corretta delle fasi.
Il modello di Tuckman è un framework che descrive come i gruppi di lavoro si sviluppano nel tempo attraverso fasi prevedibili e sequenziali. Nella versione originale del 1965, Bruce Tuckman individuò quattro fasi principali: forming, storming, norming e performing. Nel 1977, in collaborazione con Mary Ann Jensen, aggiunse una quinta fase denominata adjourning, che descrive la conclusione del percorso del team.
La sequenza corretta secondo il modello delle fasi del ciclo di vita di un gruppo è quindi: forming, storming, norming, performing, adjourning. Questa progressione non è arbitraria: ogni fase prepara le condizioni necessarie per quella successiva, e saltare una tappa compromette la solidità del team nelle fasi avanzate.
Il valore pratico del modello risiede nella sua capacità di rendere visibile ciò che altrimenti rimane implicito: la qualità delle interazioni tra i membri del team. Analizzando in quale fase si trova un gruppo, il manager può identificare rapidamente le azioni necessarie per aumentare motivazione, coesione e produttività. Tra i principali modelli di gestione del cambiamento organizzativo, il framework di Tuckman si distingue per la sua applicabilità immediata sia in contesti di progetto che in team stabili.
Il modello non presuppone che la progressione tra le fasi sia sempre lineare: un team che affronta un cambiamento significativo, come l'ingresso di nuovi membri o una revisione degli obiettivi, può tornare temporaneamente a una fase precedente. Nella trasformazione da gruppo a team di lavoro efficace sono necessarie, nell'ordine, tutte le fasi descritte: nessuna può essere eliminata o saltata senza conseguenze sulla coesione e sull'efficacia operativa.

Nella fase di forming i membri del team si conoscono, i ruoli vengono definiti e le aspettative vengono chiarite. Le interazioni sono generalmente cortesi e riservate, perché le personalità non si sono ancora rivelate pienamente e ciascuno tende a presentare una versione controllata di sé stesso.
In questa fase il manager svolge un ruolo direttivo: definisce gli obiettivi, assegna i compiti e crea un clima di fiducia e trasparenza che permetta a tutti di sentirsi a proprio agio nel contribuire. La chiarezza sugli obiettivi e sui ruoli è la condizione fondamentale per evitare che le ambiguità della fase iniziale si trasformino in conflitti nella fase successiva.
Alcune azioni efficaci nella fase di forming:
La fase di storming è la più critica del modello di Tuckman: emergono tensioni, disaccordi e, in alcuni casi, vere e proprie dinamiche di competizione per la leadership informale. I membri del team si sono ormai osservati in azione e le differenze di personalità, valori e stile di lavoro diventano evidenti.
Questa fase non va interpretata come un segnale di fallimento: è una tappa naturale e necessaria nella costruzione di un team solido. Il ruolo del project manager durante la fase di storming è fondamentale: deve riconoscere tempestivamente le fonti di conflitto e facilitare una comunicazione costruttiva prima che le tensioni si trasformino in problemi cronici. Ignorare o reprimere i conflitti in questa fase non li elimina, ma li sposta sottotraccia, dove diventano più difficili da gestire.
I principali fattori che innescano tensioni nella fase di storming includono:
Per attraversare la fase di storming con efficacia, il manager può ricorrere alla gestione strutturata del cambiamento nei team, al coaching individuale e ad attività di team building che rafforzino la fiducia reciproca. L'obiettivo non è eliminare il conflitto, ma trasformarlo in un motore di chiarezza e crescita collettiva.

Nella fase di norming le tensioni si attenuano e il team inizia a sviluppare norme operative condivise. I membri si riconoscono reciprocamente i punti di forza, costruiscono legami di fiducia e si coordinano in modo sempre più efficiente. Il termine "norming" indica proprio questo processo di definizione spontanea delle regole del gioco: non imposte dall'alto, ma emerse dalla pratica quotidiana del gruppo.
La comunicazione diventa più aperta, l'empatia cresce e il team inizia a celebrare i successi collettivi come propri. Le differenze che nella fase di storming generavano conflitti diventano nella fase di norming risorse da valorizzare: ciascun membro conosce ora i punti di forza degli altri e impara a fare leva su di essi.
Il ruolo del manager in questa fase si sposta dalla gestione dei conflitti alla coltivazione dell'intelligenza collettiva. Le priorità diventano incoraggiare l'innovazione, valorizzare le idee di ciascun membro e mantenere alta la motivazione. La fase di norming prepara il terreno per il salto qualitativo della fase successiva: il performing. Un team che salta o affretta questa fase rischia di non raggiungere mai la piena autonomia operativa.
Alcuni segnali che indicano che il team si trova in fase di norming:
La fase di performing rappresenta il culmine del percorso descritto dal modello di Tuckman. Motivazione, coesione e sinergia raggiungono il loro apice: i membri del team lavorano in modo autonomo, si supportano a vicenda e producono risultati di qualità elevata con continuità. In questa fase il team dimostra piena padronanza dei processi e degli strumenti a disposizione.
Il senso di appartenenza è genuino e la capacità di raggiungere gli obiettivi del progetto è massima. Il manager adotta uno stile di leadership delegativo, intervenendo solo quando necessario per risolvere criticità o riorientare le priorità strategiche. Non tutti i team raggiungono questa fase: secondo diversi studi sulla dinamica di gruppo, molti si bloccano nella fase di storming o rimangono in una fase di norming parziale senza mai sviluppare la piena autonomia operativa del performing.
"Ogni cambiamento tecnologico deve essere accompagnato, spesso passo dopo passo. I team mi hanno detto, un anno e mezzo dopo: finalmente capisco perché hai cambiato quella cosa sei mesi fa."
Per mantenere il team in fase di performing il più a lungo possibile, è utile:
Su quest'ultimo punto, Lemon Learning offre una piattaforma di adozione digitale che si integra direttamente nelle interfacce software aziendali, fornendo guide interattive e suggerimenti contestuali in tempo reale. Questo tipo di supporto riduce la dipendenza dall'assistenza IT e permette ai team in fase di performing di concentrarsi sul lavoro ad alto valore aggiunto. Per approfondire come accompagnare la crescita continua del team, è disponibile la pagina dedicata alle soluzioni Lemon Learning per la formazione e lo sviluppo professionale.
La fase di adjourning, aggiunta da Tuckman e Jensen nel 1977, descrive la conclusione naturale del percorso del team una volta raggiunti gli obiettivi del progetto. I membri si separano e tornano ai propri ruoli abituali o vengono assegnati a nuovi incarichi. Questa quinta fase è talvolta chiamata anche "mourning" (elaborazione del lutto) per sottolineare la dimensione emotiva della separazione.
Questa transizione può essere vissuta in modo molto diverso da persona a persona: alcuni membri provano un senso di perdita genuina, specialmente quando il team ha raggiunto un livello elevato di coesione nella fase di performing. Una celebrazione formale dei risultati ottenuti, anche sotto forma di un semplice incontro di restituzione collettiva, aiuta a chiudere l'esperienza in modo positivo e a consolidare i legami professionali.
Le competenze sviluppate durante il percorso, come la collaborazione efficace, l'intelligenza emotiva e la capacità di gestire il conflitto, sono soft skill trasferibili che ogni membro porta con sé nei progetti futuri. Il manager che gestisce bene la fase di adjourning investe quindi nella maturità professionale dei propri collaboratori, non solo nella chiusura del progetto corrente.

Una delle intuizioni più importanti del modello di Tuckman riguarda la leadership adattiva: lo stile di guida efficace cambia in funzione della fase in cui si trova il team. Non esiste un approccio unico valido per tutte le situazioni, e un leader che adotta lo stesso stile in ogni fase rischia di ostacolare, anziché favorire, la progressione del gruppo.
Senza una leadership adeguata alla fase, il team rischia di bloccarsi nella fase di storming o di non raggiungere mai il pieno potenziale del performing. Il modello di Tuckman è quindi anche uno strumento di autodiagnosi per i leader: permette di capire quando cambiare approccio prima che i segnali di difficoltà diventino problemi strutturali. Questo principio di adattamento della leadership si applica anche ai processi di cambiamento organizzativo più ampi: per un confronto con un altro framework altrettanto diffuso, è utile consultare la guida alle 8 fasi del modello di Kotter per la gestione del cambiamento.
Il modello di Tuckman è applicabile anche al contesto del project management: il materiale didattico del CESC Project sulle fasi di nascita del gruppo offre un approfondimento accademico sui meccanismi psicologici sottostanti a ciascuna fase, utile per chi desidera una base teorica più solida.
La tabella seguente riepiloga le cinque fasi nella sequenza corretta, con le caratteristiche principali di ciascuna e il corrispondente stile di leadership raccomandato.
| Fase | Nome originale | Caratteristica principale | Ruolo del leader |
|---|---|---|---|
| 1 | Forming | Conoscenza reciproca, ruoli in definizione, clima cortese e riservato | Direttivo, orientatore |
| 2 | Storming | Tensioni, conflitti, lotte per la leadership informale | Mediatore, coach |
| 3 | Norming | Norme condivise, coesione crescente, comunicazione aperta | Facilitatore |
| 4 | Performing | Produttività elevata, autonomia operativa, sinergia massima | Delegante |
| 5 | Adjourning | Conclusione del progetto, separazione, capitalizzazione delle competenze | Riconoscimento e chiusura emotiva |
Il modello di Tuckman, noto anche come "Tuckman ladder" (scala di Tuckman) o "Tuckman group development model", è uno strumento potente per chiunque gestisca persone e progetti. Le cinque fasi che descrive, forming, storming, norming, performing e adjourning, rappresentano un percorso quasi inevitabile per ogni team che affronti compiti a medio o lungo termine. Saperle riconoscere e adattare la propria leadership di conseguenza è la competenza che separa i manager reattivi da quelli strategici, capaci di accompagnare la gestione e lo sviluppo del team con consapevolezza e metodo.
Il modello di Tuckman prevede cinque fasi: forming (formazione), storming (confronto), norming (normalizzazione), performing (esecuzione) e adjourning (scioglimento). Le prime quattro furono definite da Bruce Wayne Tuckman nel 1965; la quinta fu aggiunta nel 1977 in collaborazione con Mary Ann Jensen.
Il modello Tuckman descrive come i gruppi di lavoro si sviluppano nel tempo attraverso fasi prevedibili e sequenziali. Il suo significato pratico risiede nel rendere visibile la qualità delle interazioni interne al team: conoscere la fase in cui si trova il gruppo permette al manager di adottare lo stile di leadership più adatto e di intervenire prima che le difficoltà diventino problemi strutturali.
Secondo il modello di Tuckman, le cinque fasi di sviluppo di un team sono: 1) Forming, in cui i membri si conoscono e i ruoli vengono definiti; 2) Storming, in cui emergono tensioni e conflitti; 3) Norming, in cui si stabiliscono norme condivise e cresce la coesione; 4) Performing, in cui il team lavora in modo autonomo e produttivo; 5) Adjourning, in cui il progetto si conclude e il team si scioglie.
Il ciclo di Tuckman è la progressione sequenziale attraverso le cinque fasi descritte dal modello: forming, storming, norming, performing e adjourning. La progressione non è sempre lineare: un team che affronta un cambiamento significativo, come l'arrivo di nuovi membri o una revisione degli obiettivi, può tornare temporaneamente a una fase precedente prima di raggiungere di nuovo il pieno rendimento.
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